È morto Robert Rauschenberg, l’artista Americano il cui trionfo alla Biennale di Venezia del 1964 segnò la fine delle avanguardie novecentesche e della centralità parigina nel mondo dell’arte. Erano gli anni della Pop Art, gli anni in cui, proprio grazie alla Pop, il sistema dell’arte si trasformava nell’immensa macchina da soldi che conosciamo oggi. Erano gli anni dei Beatles, che nel febbraio del ’64 conquistavano l’America, della Motown, che proprio nel ’64 infilava per la prima volta una serie di fenomenali successi discografici, del jazz sperimentale di John Coltrane, che a dicembre incideva A Love Supreme.
Ma erano anche gli anni del movimento dei diritti civili, del Vietnam, dei colpi di stato riusciti in America Latina e abortiti in Italia, gli anni di Goldwater, di Reagan alla testa e di un nuovo movimento conservatore negli Stati Uniti. Nel giugno del ’64, un americano vinceva per la prima volta il Gran Premio della Biennale di Venezia. Un paio di mesi prima, alla fine di marzo, l’esercito brasiliano aveva rovesciato il governo del presidente Goulart, con il beneplacito di Washington. Poche settimane dopo la vittoria di Rauschenberg a Venezia Johnson firmava il Civil Rights Act ma poi negava alla delegazione afro-americana del Mississippi il diritto di sedere alla convenzione democratica. Intanto i repubblicani candidavano il senatore dell’Arizona Barry Goldwater alla presidenza e uno sconosciuto attore di nome Ronald Reagan diventava famoso dopo aver chiuso la convenzione repubblicana con un bel discorso radiotrasmesso. Ancora qualche giorno e, all’inizio di luglio, il congresso americano passava all’unanimità le Gulf of Tonkin Resolutions, con cui dava al presidente carta bianca in Vietnam. Nel frattempo in Italia il Golpe De Lorenzo spegneva sul nascere la carica riformista del primo centrosinistra.
Molte altre cose successero in quel fatale 1964, che in realtà era iniziato il 22 novembre dell’anno prima a Dallas. Soprattutto: l’avvicendamento tra Khrushchev e Brezhnev al Cremlino e l’atomica cinese. Un anno di svolta nella storia della Guerra fredda, un anno di sangue e complotti, come ai tempi di Leonardo, Raffaello e Michelangelo. Cinque secoli dopo un altro omosessuale, Rauschenberg, assieme al suo ex Jasper Johns e a gli altri campioni della Pop americana, lanciava, sotto l’occhio attento del grande mecenate dell’epoca, il triestino Leo Castelli, il rinascimento della società dei consumi.














