Stg. Pepper at Fifty

Stg. Pepper

Great piece from yesterday’s NewsHour on the 50th birthday of the Beatles’ landmark album Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band. All hail the Mozarts of Pop!

Caesars Stadium

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Oliviero Toscani, nell’ultima puntata del suo bel programma su Radio Radicale, Fatto in Italia, definisce così il progettato stadio dell’A.S. Roma di James Pallotta a Tor di Valle, nella periferia sud della capitale. “Las Vegas arriva a Roma finalmente”, dice di questa specie d’americanizzazione trogloditica, che in realtà copre quella che, secondo le previsioni, sarà la più grande speculazione edilizia dall’Unità d’Italia ad oggi. Compresi tre grattacieli, il più alto dei quali dovrebbe raggiungere 231 metri d’altezza, un’offesa inaccetabile al morbido profilo della città eterna, e compresa pure la cementificazione di un’ansa ancora verde nel tratto cittadino del Tevere.

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Tra gli ospiti radiofonici di Toscani, lo storico dell’arte Tomaso Montanari, che inserisce il progetto in un più ampio contesto di degrado culturale e cita a questo proposito l’inziativa promossa dal ministro della cultura Franceschini, definita “demenziale”, di ricostruire l’arena del Colosseo per adibirla a palcoscenico. La scala è ovviamente infinitesima, in termini di spesa e metri cubi, rispetto allo scempio di Tor di Valle, però l’intervento, data l’eccezionalità del luogo in cui è previsto, risulta ugualmente significativo e preoccupante. Dietro, secondo Montanari, ci sarebbe l’idea che un monumento non serve a nulla, se non è usato come “location” (termine ormai tristemente ubiquo nel nostro paese). Tutto ciò rappresenta null’altro che una “banalizzazione del passato”, e così quel lontano passato, invece di aprire “una finestra di fantasia su un altro mondo, che ci permetta anche di progettare un futuro diverso”, diventa “uno specchio del presente che ci umilia”. Parole sante! E non occorre aggiungerne altre.

Lavorare meno, lavorare tutti

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Un vecchio slogan sessantottino è il succo del ragionamento di Pierre Carniti, che di quella stagione fu protagonista e che stamattina, in occasione della presentazione del volume Pensiero, azione, autonomia, a lui dedicato, ha ribadito l’attualità di quelle parole. Per affrontare la trasformazione tecnologica in atto e le sue conseguenze negative in termini di occupazione e livelli di reddito, non si può prescindere, secondo Carniti, da una riduzione degli orari di lavoro. In platea ad assistere, nonostante i pressanti impegni di queste ore, il Presidente Mattarella; sul palco, tra gli altri, Romano Prodi.

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Riformista doc, ex senatore ed ex deputato europeo, tra i pochi ad occuparsi di povertà nell’Italia dei ruggenti anni ’90, il nome di Carniti è tuttavia legato soprattutto alle vicende del sindacalismo italiano nel periodo di massima forza contrattuale. Fu giovane allievo della scuola di formazione CISL e dirigente di spicco dei metalmeccanici FIM negli anni ’50 e ’60, segretario della FIM dal 1970 al 1974 e poi della CISL dal 1979 al 1985, leader dell’Autunno caldo e sostenitore nel 1984 del cosiddetto decreto di San Valentino sulla scala mobile, su cui l’anno dopo si sarebbe svolto uno storico refendum. Sempre in tema di consultazioni referendarie, nel 1974 si schierò apertamente, con altri cattolici democratici, per il No all’abrogazione della legge sul divorzio, e più recentemente ha detto No anche alla riforma costituzionale proposta dal governo Renzi, definendola un pasticcio.

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Il volume presentato oggi – oltre cinquecento pagine che comprendono diversi contributi illustri e un lungo saggio biografico – celebra gli ottant’anni di Carniti, il quale, a dispetto dell’età, dimostra una grinta che ricorda quella dei giorni migliori. Di quel tempo sono una testimonianza le foto riprodotte qui sopra. Per approfondire il suo pensiero in materia di lavoro e riduzione dell’orario, leggete un sua brillante digressione storica, “La disoccupazione tra chiacchiere ed indifferenza”, pubblicata un paio di anni fa sulla rivista on-line Eguaglianza e Liberta, di cui è stato a lungo direttore. Sul sito troverete anche la già citata presa di posizione sul recente referendum costituzionale e numerosi altri interessanti articoli, suoi e non solo, su politica, lavoro, globaizzazione, diseguaglianze.

Giorno del giudizio

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Roma oggi, un’ora dopo l’apertura dei seggi elettorali. Giorno del giudizio sui palazzi della politica.

Spiritual Blackout

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This is how old Cornell West today, in an interview on Democracy Now ranging from Trump’s victory to the state of the Democratic Party to police killings of black men to the ongoing protest against the Dakota Access Pipeline, defined the essence of the, to quote him again, “emerging neofascist moment” in the United States and around the world.

Referendum e neoliberismo

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Lucidi ragionamenti sul referendum del prossimo 4 dicembre ieri alla presentazione, presso la Fondazione Basso, dell’ebook di Carlo Galli, La riforma costituzionale: le ragioni del No. Sempre sull’argomento, ma più in breve, un’intervista a Galli pubblicata lo scorso luglio su Studi di storia contemporanea.

Taller

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Yesterday the recipients of the 2016 Presidential Medal of Freedom were honored at the White House. Among them were several celebrities: movie stars Robert De Niro, Robert Redford, and Tom Hanks, music icons Diana Ross and Bruce Springsteen, and N.B.A. legends Kareem Abdul-Jabar and Michael Jordan. It must have been Obama’s happiest time as President since Donald Trump was elected to succeed him. A basketball enthusiast, Obama looked particularly good humored while standing next to the towering Abdul-Jabar and Jordan.

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As bankers celebrate the dawn of the Trump era and white spremacists “hail” the president elect, just to name a couple of the many ominous signs following the elections, it’s high time for progressives to stand tall.

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So far, the most visible has been Bernie Sanders, who’s once again traveling the country, this time to promote his new book, Our Revolution, while being regularly on TV shows including Charlie RoseStephen Colbert, Tavis Smiley, and even The View. Perhaps most notably, he has joined the movement that is corageously resisting the bulding of the Dakota Access Pipeline. He spoke at a rally in front of the White House and is actively supporting the movement as the next step in an ongoing mobilization “to reclaim democracy for the working people” of America.

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As for the resistants facing the police in freezing North Dakota, they are probably those standing taller than anyone else right now in the U.S. of A.


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