Fan Cool the Navy

Be Cool and Join the Navy (Alemanno)

È la simpatica battuta di un certo, non meglio identificato Cecco Trufolo, che commenta così la foto pubblicata un paio di settimane fa sul suo profilo Facebook dall’ex sindaco di Roma Alemmanno, foto che ho copiato e incollato qui sopra. Nei due mesi abbondanti dal mio post sulla recente campagna di reclutamento della Marina militare italiana, il cui surreale slogan “Be Cool and Join the Navy” penso immodestamente di essere stato tra i primi a segnalare, la questione ha suscitato un discreto interesse. Ne scrive sul Corriere della Sera Giovanni Belardelli, docente di dottrine politiche all’università di Perugia, con toni meno burleschi e contenuti più corposi dei miei. Lo fa pure Pietrangelo Buttafuoco con la sua penna sopraffina, in un gustoso articolo sul Fatto Quotidiano intitolato “Fratels of Italy”. Dopo aver rievocato la classica maschera cinematografica di Mericoni Nando in Un americano a Roma, Buttafuoco definisce la trovata della Marina “awanagana della peggiore cloaca provinciale”, e la sua tagliente ironia rimbalza poi sul Secolo d’Italia, che parla in proposito di “albertosordismo”. Sempre tra il serio e il faceto, il più sinistrorso Globalist, il cui direttore editoriale e marketing, che di queste cose dovrebbere intendersi, è anche lui piuttosto scettico sull’opportunità dell’iniziativa, e chiude citando “In the Navy” dei Village People…

Sottomarino

Ma è soprattutto la destra ad alimentare la polemica, da Buttafuoco e Alemanno ai camerati del quotidiano on-line Primato Nazionale, al Giornale berlusconiano, fino in parlamento, dove il mese scorso un deputato di Forza Italia presenta un’interrogazione scritta alla ministra della difesa Pinotti, e dove ieri il capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale alla Camera, Fabio Rampelli, storico esponente romano dell’ala più identitaria e tradizionalista degli ex-missini, torna sull’argomento in aula durante il question time (o forse dovrei dire “le interrogazioni a risposta immediata”). Rampelli apre il proprio intervento in inglese – “dear colleagues, dear minister…” – per denunciare quindi come “inaccettabile” lo slogan incriminato e chiedere la sospensione della campagna pubblicitaria. Pinotti per parte sua rivendica, dati alla mano, la bontà dell’iniziativa. Riferisce infatti che le domande di ammissione alla prima classe degli allievi ufficiali dell’accademia navale di Livorno, per cui la campagna è stata pensata, quest’anno sono aumentate di circa il 20 percento. Se ne trova conferma sul notiziario on-line della Marina, dal quale ho tratto la seguente foto subacquea.

Be Cool and Join the Navy (Marina)

Il successo, secondo la ministra, “dimostra la capacità delle Forze armate di innovarsi e di essere al passo coi tempi”, mentre l’uso dell’inglese “non toglie nulla alla tradizione e alla storia della Marina”. Sarà, ma la cosa continua a suonarmi stonata. Nel post precedente citavo il renziano Jobs Act, altro chiaro esempio di americanizzazione furbesca e accattona. Nel frattempo si è aggiunta un’altra iniziativa del governo, della stessa serie anche se probabilmente non altrettanto degna di biasimo, la piattaforma digitale verybello.it, sulle iniziative culturali previste nel nostro paese in concomitanza dell’Expo di Milano.

Portaerei

In un’intervista al Corriere Aldo Busi dice la sua, col consueto acume, su “verybello” e questa specie di “fighettismo”, come lo chiama lui. Busi, precisa l’intervistatore, “non è un purista conservatore, ma un poliglotta attento allo stato di salute dell’italiano”, e in realtà trova divertente quest’ultima trovata, pensa che possa avere “il suo posticino nella comunicazione globale”. Si professa pragmatico, si dice favorevole all’insegnamento in inglese introdotto al Politecnico di Milano, “perché in certi ambiti l’italiano ha perso prestigio e mercato” (ma il Consiglio di Stato ha riconosciuto la rilevanza costituzionale della questione e se ne dovrà ora occupare la Consulta). Però, aggiunge ancora Busi, “la lingua italiana va scritta e parlata in italiano, come l’inglese va scritto e parlato in inglese”. E invece giù un diluvio di spending review, startup, know how, hashtag, happy hour… “Qui siamo allo Strapaese”, sbotta il nostro. Chissà cosa direbbe del vituperato Be Cool and Join the Navy? E poi, davvero lo slogan della Marina ha funzionato? O non sarà, più semplicemente, che il tasso di disoccupazione continua a salire e quindi sempre più giovani decidono di arruolarsi?

Piloti

Comunque è un peccato che a deprecare l’ennesimo, smaccato esempio di provincialismo siano stati, quasi del tutto isolati e per ovvi motivi politici oltreché ideologici, i sedicenti Fratelli d’Italia e compagnia cantante, che poi sono gli stessi a fare la voce grossa, assieme agli altri trogloditi reazionari della Lega, contro un rinnovato impegno della Marina nell’affrontare quella vera e propria catastrofe umanitaria che quotidianamente si consuma nel Canale di Sicilia e che appena l’altroieri l’ennesima strage ha ricordato a un’opinione pubblica fin troppo distratta. Perché qui non si tratta di fomentare un nazionalismo becero, ma piuttosto di evitare la banalizzazione del servizio militare attraverso gli stilemi di una malintesa cultura pop. Per dirla tutta, non è nemmeno l’uso dell’inglese in sé a costituire necessariamente motivo d’indignazione. E se per promuoverne i corsi all’accademia di Livorno, lasciando intatto lo slogan, si fosse usata una foto dell’ormai conclusa operazione Mare Nostrum, come quella riprodotta qui sotto?

Mare Nostrum

Now, that would have been cool! Sarebbe stata una provocazione intelligente. Del resto, è la Marina stessa a fornire dati impressionanti sulle attività di salvataggio svolte: 189.741 migranti assistiti dal 2005, di cui 156.362 solo nel 2014. Ci sarebbe di che essere orgogliosi. Si preferisce tuttavia proiettare un’immagine più convenzionale, coi piloti di caccia in posa e i sommozzatori all’avventura lungo il profilo di un sottomarino, e siccome ci sono le pari opportunità, oltre ai maschioni sui cartelloni appare anche la ragazzetta che fa il verso a Rosie the Riveter, icona di un femminismo d’antan, lascito anacronistico della propaganda americana della seconda guerra mondiale. Tanto lo fa pure Beyoncé su instagram, avranno pensato i pubblicitari assoldati dall’arma. Perciò, sì, fan cool the Navy! E ovviamente, fan cool the Fratels of Italy!

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3 Responses to “Fan Cool the Navy”


  1. 1 erminiaheller marzo 5, 2015 alle 2:35 am

    “subbacqui, su Rieducational Channel!” – no, citazioni esilaranti a parte, ma a te non sembra un fotomontaggio?

  2. 2 erminiaheller marzo 5, 2015 alle 2:41 am

    L’ha ribloggato su FORGIVE BUT NOT FORGETe ha commentato:
    Bellissimo articolo dal blog di un caro amico. Per maggiori informazioni sulla questione, potete leggere l’articolo precedente.

  3. 3 loziodamerica marzo 5, 2015 alle 8:40 am

    Grazie per aver ribloggato e commentato. Secondo me non è un fotomontaggio ma sarebbe meno ridicolo se lo fosse.


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